Luciano De Liberato nasce a Chieti nel 1947. Inizia nel 1975 un percorso itinerante nell'arte, avviando una ricerca segnica intrisa di potenzialità linguistiche e psicologiche. Subito notato, spronato e aiutato dalla critica militante (Lorenza Trucchi, Marcello Venturoli, Franco Solmi, Giuseppe Marchiori) viene presto consacrato come artista di livello nazionale in una mostra personale nel 1978, nella Galleria Artivisive a Roma, voluta da Filiberto Menna e presentata da Maurizio Fagiolo dell'Arco. Nel 1980 è Segnalato Bolaffi per la pittura ed è inserito su Capital tra i giovani pittori emergenti. In quegli anni lavora a Roma e conosce , frequenta ed è apprezzato da artisti e critici di grande spessore, da Burri a Schifano, da Dorazio a Emblema, Verna, Crispolti, Lambertini, Mussa. Nonostante i consensi e l'interesse di gallerie di prim'ordine, in quegli anni '80, nei quali la sua ricerca analitica lo poneva nel rigore e nella intransigenza della "neo pittura", rinuncia alla difesa ad oltranza di una ortodossia che ritenne avesse fatto il suo tempo. Nuovi cicli si aprono e si concludono. Dopo le Trame-Sudari, dopo le opere costruttiviste, astratte e silenziose, dopo l'azzeramento dell'immagine nei poetici e concettuali "neri" , scopre nuove valenze fenomeniche e nuove implicazioni esistenziali nell'utilizzo di materie colorate, come nel ciclo dei “cotoni” (1981-1986) che per l'innovazione formale e linguistica, ottengono il favore assoluto della critica e del mercato anche internazionale ad Art Basel nel 1983 e 1984. I primi anni '90 lo vedono affascinato con cuore e mente, dalle materie povere ready-made (legno, cartone, ferro, piombo) nelle quali colloca i suoi “segni di vita”. Nascono i territori della memoria: cicli pittorici quali “genesi”, “le fabbriche del sogno”, “architetture solari”, “le case segrete”, intense e suggestive epifanie di un reale fantastico, filtrate dall' emozione dell' esistenza. Nel 1994 approda al definitivo possesso di un linguaggio unico e personalissimo, quando il suo segno, con una tecnica imitativa del reale, assume fisicità, diviene fettuccia e si aggroviglia in matasse policrome. Nel 1996 tende le fettucce su strutture di telai con la nascita del nuovo ciclo dei “nodi”. Dal 2004 il contatto con le tecnologie del computer diviene un evento stimolante. Pensa ai circuiti elettronici e coglie collegamenti col dedalo di vene e arterie del corpo umano, con le circonvoluzioni del cervello, con la rete del sistema nervoso, sino ai meandri della mente “annodati” nei sogni o nei pensieri. Si immerge in un nuovo ciclo, i “Labirinti”, che attraversando i successivi “giro in tondo” nel 2005 e “mappe” nel 2006, riemergono prepotentemente nel 2007 con nuove e più intense strutturazioni sfociate poi nel 2008 nel ciclo “circuiti-robots-chips”.
Per l'attività recente, maturata nel dialogo con il computer, in febbr. e agosto 2008 e apr. 2009, RAI 1, RAI 3 e RAI Edu 2, hanno dedicato vari servizi al suo lavoro nei programmi Art News e The Making of, con l'esecuzione di un' opera in esclusiva.
Link :
RAI 1 The Making of
http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=MyatbOcr8nY
e-mail : lucianodeliberato@gmail.com |  |
" il cyberpittore dal cuore antico " di Gabriele Simongini
...... ma oggi pochissimi artisti italiani e forse internazionali possono vantare un’intensità pari a quella raggiunta da De Liberato, attraverso una riflessione quanto mai sintonizzata sullo spirito della nostra epoca, un’indubbia sapienza tecnica, una mirabile sintesi compositiva, un perentorio fulgore del colore e una visionaria potenza d’impatto dell’immagine. Alle radici di queste opere ci sono un’alta consapevolezza storica dell’astrattismo nella sua costante evoluzione, un rigoroso ed ascetico controllo formale......
...... dalla pittura di De Liberato promana un’ansia monolitica di perfezione che inevitabilmente va a scontrarsi col superficiale e tirannico pressappochismo del mondo di oggi.....
...... uno splendore pienamente contemporaneo, anche nella sua seducente, impenetrabile e smagliante levigatezza oggettuale, quasi fosse il prodotto di un cyberpittore del futuro arricchito però da un cuore antico. Ne sono l’emblema i suoi colori così radicati nello status della percezione attuale ma anche sontuosamente carichi di risonanze provenienti da un passato in divenire, continuamente ripensato, ricreato e reinventato dal nostro artista.
E proprio quest’uso del mezzo cromatico lo differenzia profondamente, ad esempio, da un protagonista del “Neo Geometric Conceptualism” come Peter Halley, con i suoi colori glacialmente pubblicitari e industriali.
...... La via percorsa da De Liberato è sempre più solitaria ma colma di ammirevole audacia, quella dei veri sperimentatori che con fiera consapevolezza hanno ricevuto la fiaccola della pittura dai loro migliori predecessori per ravvivarla e consegnarla agli artisti autentici dell’avvenire.
(estratto dal testo per la personale a Cesena, Galleria L'Immagine, febbr. marzo 2009)
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